Philip

Dalle bombe di Aleppo all’accoglienza in una comunità di ospitalità

Mi chiamo Philip ed ho 37 anni. Sono di Aleppo, nel nord della Siria. Sono venuto in Italia 7 anni fa per studiare psicologia.

Nel 2011 mio padre è stato colpito da una grave malattia e ho sentito subito l’esigenza di tornare dalla mia famiglia. Sono arrivato a Beirut, in Libano, perché tutti gli aeroporti in Siria erano stati chiusi. Da lì ho iniziato un lungo viaggio in autobus durante il quale ho potuto notare fin da subito come la mia terra era profondamente cambiata, le strade erano sempre più difficili da percorrere.

 

 

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Ho finalmente riabbracciato la mia famiglia. In ospedale la situazione era complicata: i medicinali scarseggiavano, le condizioni igieniche erano pessime perché l’acqua calda non c’era e l’elettricità era presente solo qualche ora al giorno. Il 9 marzo 2012 mio padre è morto. Mi ritrovavo ora davanti ad un bivio: dovevo decidere se restare o tornare a Roma. Tutti mi dicevano di ritornare in Italia per non perdere il visto che avrebbe rappresentato per me, mia madre e mia sorella un’opportunità per fuggire.

La situazione è radicalmente cambiata dopo la mia partenza; nel giorno di Pasqua del 2015 una pioggia di missili ha bombardato il mio quartiere radendo al suolo intere palazzine e uccidendo molte persone.

Mi sono subito attivato per trovare un modo sicuro per far arrivare mia madre e mia sorella a Roma riuscendo ad ottenere un visto turistico per entrambe. Sono giunte a Beirut e hanno preso il primo volo per l’Italia.

Grazie all’appello che Papa Francesco ha rivolto a tutte le parrocchie d’Italia, il Centro Astalli tramite il servizio di comunità di ospitalità ci ha inseriti in un progetto di semi-autonomia; siamo stati ospiti dapprima presso una struttura degli scalabriniani ed poi in un appartamento delle suore del Divin Salvatore in un quartiere centrale di Roma.

Come le suore stiamo bene. Loro rappresentano un riferimento importante soprattutto per mia madre e mia sorella che hanno molto sofferto il distacco dalla Siria. Ci sentiamo accolti. Sono la nostra nuova famiglia. Per noi arrivare in Italia ed essere stati inseriti in una casa di religiose è stato fondamentale per ritrovare un po’ di serenità. Oggi guardiamo al futuro con meno paura.

 

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