Aspirante archeologo

Madia Seydi, 19 anni, dal Senegal – Aspirante archeologo

 

Sono arrivato a Mazzara del Vallo il 18 Novembre del 2014, come minore non accompagnato, dopo aver attraversato il Mali, il Burkina Fasu, il Niger e la Libia. Sono ospitato allo SPRAR di Contrada Perino, a Marsala, da 7 mesi.

In Senegal lavoravo come saldatore. Arrivato in Italia ho fatto saltuariamente il bagnino o il giardiniere, per un po’ ho lavorato in una lavanderia. Qualche mese fa, la responsabile del Centro mi ha proposto di partecipare a questo progetto. Sono andato ad ascoltare il professore Falsone e mi ha fatto una buona impressione, mi è sembrato un uomo gentile, attento alle altre persone, e così ho accettato.

 

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Prima di cominciare non sapevo niente di archeologia, nemmeno il significato della parola: l’ho cercata su internet. Quando poi sono arrivato sullo scavo, pensavo che a noi rifugiati avrebbero fatto fare solo i lavori manuali: ripulire le aree, andare a buttare la terra, cose così. Invece già nei primi giorni mi hanno insegnato a usare il piccone, a riconoscere i diversi strati di terra, a rifilare le sezioni dello scavo: insomma, a fare tutto quello che facevano anche gli studenti e gli archeologi che lavoravano con me. Via via che trovavano pezzi di ceramica o punte di freccia, i ragazzi li raccoglievano in secchi e scrivevano qualcosa su cartellini legati con lo spago; ho capito che quella era una cosa importante, così ho chiesto a che serviva. E allora i più grandi mi hanno spiegato che cos’è una quota, che cos’è un locus, che cos’è una cesta ceramica, che cos’è la cultura materiale. Non ci ho capito moltissimo, ma mi sono fatto un’idea!

La campagna di scavo si è svolta durante il mese di Ramadan; quindi, mentre gli altri mangiavano, io e un mio amico del Gambia ci siedevamo all’ombra di un albero e navigavamo su internet coi telefonini. Dopo qualche giorno però i ragazzi italiani hanno cominciato a sedersi anche loro sotto l’albero, a parlare con noi, a giocare a pallone, a suonare la chitarra. Poi, nel pomeriggio, a volte stavamo dietro la casa a lavare la ceramica, mentre ascoltavamo musica dal telefonino e chiacchieravamo. È stato molto bello. Spero tanto di continuare a sentire e a vedere questi nuovi amici: ci siamo anche scambiati i numeri di telefono e siamo diventati amici su facebook. E forse, dopo questa esperienza, vorrei provare a prendere la licenza media e studiare per diventare un operaio specializzato nel campo dell’archeologia: mi dicono che sono bravo!

Ringrazio Dio con tutto il cuore per questa opportunità di lavoro e di umanità.

 

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